Collezioni di famiglia

Mia madre è una collezionista. Ovviamente. Da qualcuno devo aver pur preso.
Lei raccoglie vecchi portauovo. Fino qui nulla di strano anzi, una collezione di questo tipo potrebbe apparire banale ma, ogni volta che torno a guardare i suoi innumerevoli piccoli e amatissimi tesori, mi stupisco: è davvero incredibile quanta fantasia si possa mettere in una forma che, dopotutto, è sempre uguale.
Ce ne sono di ceramica, di metallo e di pasta di vetro. Dalla forma classica, sostenuti da un piccolo gambo,
a doppio corpo oppure, con piattino annesso alla base. Ce ne sono di bianchi con piccoli elementi a rilievo e di decorati con righe e fiori. Ce ne sono alcuni bizzarri e altri molto eleganti. Quasi tutti hanno storie divertenti.
C’è un portauovo inglese, creato nel 1936 per celebrare le nozze di Giorgio VI con Elizabeth Bowes-Lyon, genitori dell’attuale regina Elisabetta. L’ho trovato io, ad Agliè, in uno di quei mercatini mal riusciti in cui dei 200 espositori attesi se ne presentano 10. Era su banchetto di un bambino che tentava di vendere i suoi vecchi giocattoli e qualche cianfrusaglia trovata in casa. Chissà chi, nella sua famiglia, in quel 1936 si trovava a Londra.

C’è un portauovo decorato da uno stemma. Abbiamo fantasticato a lungo sulla possibilità che si trattasse di chissà quale nobilissimo casato per scoprire poi che è il simbolo dell’arcidiocesi di Miami accompagnato dal motto Omnia Omnibus.C’è da chiedersi come sia finito sul banco del mercatino dei Navigli di Milano sul quale l’ho scovato.
C’è il portauovo-faccia-di-bambino, il preferito di mia mamma. Ricordo benissimo il giorno in cui l’abbiamo trovato. Facevo le superiori e, con papà e Isa, trascorrevano le domeniche fra mercatini. Quella volta eravamo a Biella… è passato tanto, tanto tempo.
E poi, last but not least, c’è il piccolo portauovo in ceramica di Sarraguemine a forma di pavone. Quando lo guardo mi domando sempre come un oggetto così delicato possa aver attraversato incolume gli ultimi cento anni. La risposta è probabilmente che, per tutti coloro che l’hanno posseduto, era prezioso e degno della massima attenzione. Ora custodirlo tocca a mia madre e, per l’enorme valore che dà alla sua collezione di ricordi, so che ne avrà la massima cura.

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