48 ore a Parigi

Venerdì ero delusa e arrabbiata. Avrei potuto passare il fine settimana a lamentarmi e rotolarmi nel letto fra fazzoletti di carta moccolosi e briciole di biscotti al cioccolato. Invece io e il Capitano abbiamo buttato qualche vestito nel mio vecchio borsone e sia saliti sul TGV alla volta di Parigi.
Siam arrivati sotto una pioggia battente e fastidiosa alla Gare de Lyon e abbiamo camminato velocemente verso casa di Fabien. Quando siamo entrati ho ritrovato l’odore di cera delle vecchie scale in legno e lo scricchiolare dei gradini sotto i nostri passi. Ci siamo addormentati mentre il buio si impadroniva della città e ho chiuso gli occhi con uno sciocco sorriso stampato sulle labbra pensando all’indomani e a tutto quello che avremmo fatto.


Abbiamo preso la metro e poi camminato lungo un viale alberato seguendo la cartina e i consigli di Giuseppina per raggiungere Port de Vanves un mercatino rumoroso, variegato e divertente popolato da antiquari e svuotacantine. I pezzi sono prevalentemente oggettistica e piccolo mobilio e in particolare tanta, tantissima posateria in osso. Non ho mai desiderato così tanto delle forchette che in un’epoca, presumibilmente lontana, pascolavano placidamente nei prati. Il mio pessimo francese si è cimentato in un paio di contrattazioni e siamo ripartiti con una serie di barattoli in latta e un portauovo per la collezione di mia madre. Mentre tentavo di sedare la fame atavica del Capitano con la promessa che presto avrebbe avuto un’entrecote (suo unico cibo per l’intero fine settimana) siamo tornati verso il centro ed abbiamo fatto tappa al Museo di Scienze Naturali.
Nei miei soggiorni parigini non amo molto andar per musei… preferisco il chiacchiericcio delle strade al silenzio delle sale ma faccio sempre un’eccezione per le collezioni di animali impagliati.
Si, si ,si… a voi non piacciono, come faccio ad andarli a vedere, è immorale… blablalba… mi affascinano perchè raccontano una storia lontana che sa di avventura e di esotismo. Non ucciderei mai un elefante ed una tigre per comporli in un insieme da vignetta ma sono rimasta rapita dalla storia del duca d’Orléans che durante un viaggio a dorso d’elefante fu attaccato da una tigre e salvato dall’elefante stesso che stava calvacando che, con un colpo di zanna, trafisse il felino attentatore salvandogli la vita. Ovviamente il duca, uomo di buon cuore, fece imbalsamare la tigre e la fece assemblare insieme ad un elefante a ricordo imperituro di quell’avventura.

Dopo aver posato accanto a un Dodo (finto ovviamente, non esistono dodi autentici a quanto pare… tutti estinti prima di poter essere impagliati) e aver disquisito circa le dimensioni e le dentature di un paio di dinosauri, siamo usciti ed abbiamo iniziato a vagabondare fra Saint Germain e Notre Dame.
Abbiamo atteso che scendesse il buio e visto le luci della Tour, siamo andati nel Marais, a La Perle, e bevendo una birretta con Cristian abbiamo visto le facce, le pose e i look davvero imperdibili della Settimana della Moda.
Mentre aspettavo in coda al bancone che mi venisse servita la media numero 5, il Capitano veniva avvicinato da una sedicente modella dell’est che, con fare suadente, gli chiedeva di poter usare il suo cellulare per mandare un sms. Parigi è una città magica, può succedere di tutto. Anche che il mio Capitano rischi la vita. Per mano mia ovviamente:)
…continua…

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